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Tutti i pazienti che sono sottoposti alla procedura di peritonectomia associata a chemioipertermia intraddominale, dopo l’intervento, sono trasferiti in terapia intensiva per un riodo mediamente variabile da 24 a 48 ore, a scopo precauzionale.

Quali sono per i pazienti le conseguenze immediate e tardive di questi trattamenti?

Nel proporre a chi è sfortunatamente colpito da una forma di carcinosi un trattamento integrato di peritonectomia e chemioipertermia intra-addominale è necessario dare un quadro chiaro dei rischi, delle complicanze possibili e delle conseguenze che ne possono derivare.

A tutti è noto che qualsiasi intervento chirurgico è correlato statisticamente ad una serie di complicanze, che sono relative a due serie di problemi:

- problemi di ordine generale, legati cioè allo stato del paziente al momento dell’intervento e correlati ad alcuni fattori di rischio presenti: cardiopatia, diabete, insufficienza respiratoria, per citare i più comuni
- problemi di ordine strettamente chirurgico, legati specificamente alle procedure chirurgiche messe in atto: ampiezza e quantità delle resezioni, numero e tipologia delle anastomosi, quantità di sangue perduto durante l’intervento, durata dell’intervento etc

Nel caso del trattamento delle carcinosi, va tenuto conto che ai rischi della procedura strettamente chirurgica va aggiunta anche una quota di rischio connessa alla attuazione della chemioipertermia intraddominale, che da una parte comporta i rischi di tossicità propri delle chemioterapie, dall’atro comporta un modesto aumento del rischio chirurgico.

Tuttavia, fatte queste debite premesse che hanno uno scopo esplicativo per la comprensione di un problema complesso come quello di cui trattiamo, va detto che complessivamente le percentuali di complicanze sono accettabili e in massima parte risolvibili, grazie alla attuazione di una stretta vigilanza post-operatoria, che inizia, subito dopo l’intervento, con un ricovero di 24-48 ore in terapia intensiva, per poi proseguire in reparto.
I tempi di degenza sono relativamente più lunghi rispetto ad un normale intervento di chirurgia domino-pelvica e si aggirano mediamente sui 15 giorni dopo l’intervento.

Dopo la dimissione, a seconda del tipo di tumore, può essere necessario effettuare un trattamento di chemioterapia sistemica a copertura.

Dal punto di vista funzionale, il problema più rilevante è rappresentato dalla eventuale presenza di una colostomia o ileostomia, cioè dalla presenza di una derivazione esterna delle feci. Questa eventualità si rende necessaria quando esiste un rilevante grado di carcinosi pelvica, che interessa anche il retto: in questi casi è opportuno effettuare una resezione del retto e effettuare un colostomia o una ileostomia ( se anche tutto il colon deve esser asportato), piuttosto che effettuare una anastomosi intestinale che eviti in prima istanza la stomia. Si tratta di una precauzione di rilevante importanza dal momento che se si effettuasse una anastomosi i rischi di deiscenza sarebbero elevatissimi. E’ preferibile attendere alcuni mesi e dopo la fine della chemioterapia sistemica post-operatoria e gli opportuni controlli mediante TC o risonanza eliminare la stomia con un intervento di ricanalizzazione. Va anche detto che in dopo un breve periodo di assuefazione e grazie anche al supporto fornito dai centri per colostomizzati, la stomia risulta praticamente perfettamente sostenibile e poco incidente sulle attività lavorative e relazionali.

Quali sono le prospettive e risultati a distanza di queste procedure?

Come abbiamo visto si tratta di procedure senz’altro invasive, che comportano un serio impegno sia da parte di chi le subisce sia da parte di che le mette in atto. Va però detto che i risultati ripagano dell’impegno; pazienti che non avevano alcuna speranza di sopravvivenza o che vivevano in condizioni precarie possono godere di prospettive di sopravvivenza e di guarigione in percentuali realmente importanti e possono godere di una prospettiva di qualità di vita assolutamente migliore. Basti pensare a pazienti che prima del trattamento subiscono tutte le conseguenze derivanti dalla presenza della carcinosi e dell’ascite, con quadri clinici che si riflettono sulla digestione, sulla respirazione, sulla mobilità e quant’altro, per indurre a considerare anche semplicisticamente che il solo ridimensionamento dell’addome alla normalità, l’assenza di ascite, la recuperata canalizzazione intestinale rappresentano traguardi di assoluto rilievo per la conduzione di una vita normale.

Citare cifre o percentuali non risulta agevole, specie se ci si rivolge a non esperti, e comunque per chi voglia approfondire l’argomento, rimando ai link correlati e alla monografia dell'autore : Treatment of Peritoneal Surface Malignances - Ed. Springer 2014. Tuttavia a scopo esemplificativo e al fine di far comprendere quanto sia rilevante per le possibilità di guarigione è interesaante citare i risultati di una ricerca effettuata nel 2002 sul trattamento del carcinoma dell'ovaio con carcinosi peritoneale.

In una revisione di circa 7.000 casi (trattati in centri diversi) è stato possibile constatare lìimportanza fondamentale della citoriduzione spinta : infatti per ogni 10% di riduzione chirurgica della massa tumorale è stato possibile ottenere un miglioramento della sopravvivenza del 5,5%. Pertanto nel trattamento delle carcinosi l'asportazione di tutto il tessuto neoplastico visibile rappresenta per la chirurgia l'obiettivo fondamentale da raggiungere; se a questo si associa la chemio-ipertermia intraperitoneale , non può che ottenersi una ulteriore garanzia sulle possibilità di debellare questa grave forma di malattia.

Qualche considerazione conclusiva

Quando ci si accinge ad un colloquio con pazienti affetti da gravi malattie, come i tumori, ritengo sia opportuno cercare di essere chiari nell’esplicitare gli aspetti riguardante la natura della malattia, i rimedi plausibili, le aspettative di guarigione, senza terrorizzare ma anche senza sminuire o banalizzare le difficoltà, i rischi e le reali, o piuttosto realistiche, possibilità di cura.

Si tratta di una operazione non facile, che deve tener conto delle direttive comportamentali previste dalle normative e dall’etica professionale, ma che oggi è resa ancora più difficoltosa dalla enorme massa di informazione mediatica passivamente o attivamente subita dal malato.

L’informazione in medicina, al di fuori dei contesti istituzionali, non risulta sempre chiara né veritiera, e questo disorienta, illude o intimorisce fuori misura chi invece ha bisogno di chiarezza per assumere decisioni che lo riguardano nel senso più stretto del termine.

Questa realtà diviene ancora più evidente quando si tratta di procedure innovative, complesse, volte al trattamento di forme di malattia per le quali esiste una visione clinica consolidata e per le quali le notizie circa innovazioni sono in massima parte se non esclusivamente chiare e chiaribili soltanto da chi ne è direttamente coinvolto.

Per quanto riguarda il trattamento delle carcinosi peritoneali la procedura di peritonectomia con chemioipetermia intraddomminale rappresenta un presidio basato su un rationale convincente e i cui risultati, anche se siamo in una fase ancora da considerare iniziale di esperienza, lasciano ben sperare per il futuro dei pazienti affetti da questa grave forma di diffusione tumorale

Si tratta di una procedura complessa e costosa, fortemente impegnativa dal punto di vista organizzativo e tecnico, che deve essere messa in atto esclusivamente in centri organizzati e da personale specificamente dressato .

E’ fondamentale utilizzare protocolli in accordo con altri centri allo scopo di non disperdere le esperienze e poter garantire accumulazione di dati omogenei e confronti significativi fra esperienze.

I risultati finora ottenuti aprono speranze a possibilità di cura delle carcinosi fino a poco tempo fa non immaginabili e suscettibili di sicuro miglioramento man mano che si consolideranno le esperienze dei gruppi di lavoro interessati

Spero che lo sforzo sostenuto nella realizzazione di questo sito sia utile all’utente non esperto che per qualsiasi motivazione voglia avere nozioni sull’argomento della carcinosi e sulle sue possibilità di trattamento.